Giuseppe Leuzzi: il Salento e le sue contraddizioni in «Vipere e Ulivi»
Giuseppe Leuzzi racconta «Vipere e Ulivi», tra ironia, personaggi e legame con il Salento.
Generoso e avaro, accogliente e capace di pungere: il Salento di Giuseppe Leuzzi vive delle contraddizioni della sua gente. In «Vipere e Ulivi», thriller e romanzo di costume per adulti ambientato agli inizi degli anni Duemila in due piccoli paesi salentini, le storie dei personaggi si intrecciano attraverso una scrittura ironica. Il filo che le tiene insieme è la terra da cui provengono, che l’autore considera la vera protagonista del libro.
Giuseppe Leuzzi vive a Lequile, in provincia di Lecce, ed è assistente medico. Scrive opere teatrali per le scuole elementari e medie della sua provincia e articoli su temi ecologici, coordina l’attività dell’AVIS di Lecce e interviene come relatore in attività legate al sociale nelle facoltà universitarie del Salento. Dopo gli anni dedicati ai racconti brevi, con «Vipere e Ulivi» si confronta con la forma del romanzo.
Nell’intervista Leuzzi racconta il rapporto con questa terra, il modo in cui dà voce ai suoi personaggi e il passaggio dai racconti a una storia più ampia. Accanto a Teresa Lorusso, Antonio Bonaiuti e all’avvocato Mauro Dellapasqua c’è anche Morfeo, il gatto rosso: una presenza che apre uno spiraglio particolarmente personale nel racconto dell’autore.
1. Giuseppe, partiamo dall’inizio: come nasce Vipere e ulivi? C’è stata un’idea, un’immagine o un momento preciso da cui è cominciato tutto?
Una sera, uscendo da una festa di Laurea di un mio nipote di Trepuzzi, mentre stavo tornando a riprendere l’auto che avevo parcheggiato in una stradina laterale alla sua abitazione, ho avvistato a una cinquantina di metri, proprio al centro della strada, un cumulo di indumenti, disposti però in un modo troppo particolare per essere “solo” indumenti. Al buio, si sa, si possono fare un sacco di congetture, ma quella che feci io in quel preciso momento sapeva di tragico, di agguati e cadaveri sparsi alla rinfusa, come i confetti che avevo ingoiato alla festa da cui ero appena uscito e che dei bambini, irrequieti per non usare altri termini, avevano sparso dovunque.
Ecco, questa potrebbe essere l’immagine che mi ha dato la “spinta”, il suggeritore che nell’ombra, appunto, di una viuzza si è insinuato nel mio cervello e ha costruito le 410 pg del mio romanzo. Lo sarebbe se fosse vera, reale, ma, ahimè, purtroppo non lo è.
La verità vera, pleonasmo privo di senso logico rigoroso, è che non esiste nulla che possa ispirarmi a parte la mia mente. In pratica, e so che questo vi deluderà ma sono fatti vostri, a me basta poggiare il dito sul PC, battere la prima lettera e aspettare che, sempre quell’unico dito, vada a rompere le scatole a tutte le altre, cosa che si realizza immediatamente. Io non costruisco Strutture complesse prima di scrivere un romanzo, mi fermo all’Incipit, scrivo quei 3/5.000 caratteri che ho voglia di scrivere e poi, perché mi scoccio e ho voglia di fare altro, lascio alle 24 h successive la responsabilità di continuare. Tutto qui! Sarò arrogante e presuntuoso? Probabilmente! Ma l’esperienza pregressa mi dà una certa tranquillità e mi rassicura sul fatto che, alla ripresa, riuscirò a trovare un seguito alla mia storia che sarà, sicuramente, coerente.
2. Perché proprio Vipere e ulivi? Cosa ti piace di questo titolo e cosa rappresenta per te?
Vipere e ulivi rappresenta me stesso, le mie contraddizioni e quelle della mia gente e della mia terra, generosa e avara allo stesso tempo. Generosa come possono esserlo appunto gli ulivi che danno lavoro e permettono a buona parte dei pugliesi di camparci, e avara perché ha poco altro da dare, nonostante negli ultimi anni sia balzata in testa alle classifiche mondiali per bellezze turistiche e artistiche.
E rappresenta, come ho detto, me stesso e la mia gente, sempre educata e pronta all’accoglienza, ma con la stessa rapidità, pronta a scansarsi, a vedersi i fatti propri e a “malangare” gli altri. Il veleno delle vipere noi salentini ce l’abbiamo in una minuscola porzione del nostro cuore, chiuso, ma c’è sempre il rischio che la porticina si apra e quello fugga via, attaccando e avvelenando tutto ciò che, appena mezzo secondo prima, aveva incensato e amato. Quindi fate attenzione a come ci manovrate o… pensate di farlo!
3. Il Salento è molto presente nel romanzo. Quanto c’è del Salento che conosci e ami nelle pagine del libro?
Credo di aver già risposto in parte a questa domanda, ma non mi costa nulla riaffermarlo. Io ho scritto Vipere e ulivi, ambientandolo nel Salento, perché ho un debito di riconoscenza con ogni cosa che lo rappresenta. Perché ho assorbito negli anni tutta l’energia che questo pezzo di terra quasi africano emana e che si diffonde in ogni angolo, viuzza, quartiere o cittadina che ne faccia parte. Se con un’autopsia si potesse dosare la percentuale di salentinità che il mio corpo ha acquisito negli anni e si tiene gelosamente stretta, ci si accorgerebbe che è la maggior parte. E la stessa proporzione la si ritrova nei personaggi che animano il racconto cui io regalo tutto me stesso ogni volta che li cito e muovo le loro lingue per farli parlare.
4. Tra tutti i Personaggi, ce n’è uno cui sei particolarmente affezionato? E ce n’è uno che ti sei divertito più degli altri a scrivere?
Il Personaggio che amo di più è Mauro Dellapasqua, l’Avvocato. Amo la fragilità che gli ho trasmesso, le sue delusioni e le piccole speranze, ma nello stesso tempo adoro la sua furbizia, la dialettica, il suo sforzo di mantenersi a galla, la capacità di mettere da parte le avversità e trovare la via smarrita, anche se questo significa gettare via la toga e indossare il grembiule da salumiere. Pirandello avrebbe apprezzato sicuramente.
Quello che mi sono divertito di più a descrivere invece, e credo sia facile comprenderne i motivi, è Teresa Lorusso. Lei è inarrivabile per un comune mortale. È “dritta”, come dicono a Lecce, intelligente, ricca di humor, affascinante, bella e decisa a raggiungere qualsiasi obiettivo si proponga. Il massimo per chiunque insomma. Ma, sempre tenendo fede a quello spirito ricco di contraddizioni di cui ho parlato in precedenza, le ho fatto incrociare Bonaiuti, che di contraddizioni e debolezze ne ha diverse. Ma si sa, sono i poli opposti quelli che si attraggono…
5. Teresa è sicuramente una presenza che si fa notare. Come è arrivata nella tua immaginazione? È stata subito così o è cambiata mentre scrivevi?
Teresa è lo stereotipo della donna del sud. Bellezza stratosferica, capelli neri e lunghi, occhi che ti scavano dentro, longilinea e in grado di competere con chiunque anche dialetticamente. E poi, abbracciando la professione di Bonaiuti, si dimostra pure più scrupolosa, ligia al dovere e decisa di lui a raggiungere i traguardi che Antonio lascia scivolare per strada per bontà e compassione verso il prossimo. Lei sì che è stata un lampo immediato e stabile, che si è piazzato nel mio cervello e non ne è più uscito. Probabilmente ci ha messo lo zampino un amore giovanile, mai scordato purtroppo e mai abbastanza rimpianto.
6. Nel romanzo troviamo anche Antonio Bonaiuti e una serie di Personaggi molto diversi tra loro. Quando scrivi costruisci prima i Personaggi oppure lasci che siano loro, poco alla volta, a suggerirti dove portare la storia?
I vari Personaggi sono frutto delle necessità che si presentano strada facendo. Io entro in ognuno di loro, o meglio, sono loro. Parlo con la loro bocca, penso con la loro mente, e quindi tutto ciò che decidono di fare o di dire sono io che lo sto facendo o dicendo, ma tutto il mio essere si è trasferito dentro di essi, è diventato loro.
Potrebbero a questo punto anche prendere strade impreviste e io faticherei, essendomi mischiato al loro essere, a riportarli alla ragione… e spesso decido di lasciarli fare, scoprendo magari che ci avevano azzeccato a seguire un’altra strada. Ragionamento quasi metafisico, ma nonostante tutto solido e reale.
7. E poi c’è Morfeo, il gatto rosso. Da dove nasce? C’è dietro qualche gatto realmente esistito o è completamente frutto della fantasia?
Morfeo è realmente esistito, solo che era bianco e pure… femmina. Sissi è stata l’amore più grande di un gattaro impenitente che attualmente di gatti in casa ne ha cinque e altri li accudisce all’aperto. Ogni volta che riguardo le sue foto e ricordo ciò che faceva mi commuovo fin quasi alle lacrime. È impossibile per chi non ne ha uno capire quanto si possano amare gli animali e quanto ti danno, anche se i gatti hanno un loro modo per ricambiare e non tutti lo apprezzano.
8. C’è una scena di Vipere e ulivi che ricordi con particolare piacere e che, ancora oggi, ti diverte leggere?
Sì, la scena in cui Teresa inaugura il nuovo studio, affronta Deiola, uno spasimante e tiene alla larga il sindaco di Guagnano e Don Pietro, il Parroco di Trepuzzi. E poi, alla fine, aggancia Bonaiuti e, fregandosene della folla che li guarda, se lo bacia con tutta la passione che ha covato dentro e che il commissario ha tardato a ricambiare. È il vero inizio di quell’amore che fino a quel momento era vissuto solo di frasi ed emozioni anche contenute. E, naturalmente, anche quello che segue tra i due, raccontato con leggerezza e io credo con l’ironia di sempre, fa la sua parte.
9. Questo è il tuo primo romanzo dopo molti anni dedicati ai racconti brevi. Che cosa è cambiato, per te, passando dalla forma breve a una storia molto più ampia?
Scrivere racconti brevi non è facile quanto la gente pensi. Devi esaurire una storia in poche pagine, farla apprezzare da Giurie qualificate e sopravanzare migliaia di altri scrittori che sono convinti che i loro scritti siano ASSOLUTAMENTE migliori di tutti gli altri. Il romanzo naturalmente è un’altra cosa. Lo scritto e le emozioni si dilatano, i personaggi acquistano dimensioni e importanza molto diversa, e le varie parti dello scritto riempiono centinaia di pagine. E poi c’è il tempo! Gli appunti a ricordare le date, i nomi delle decine di Personaggi e i meccanismi che hai messo in campo perché tutto sia coerente e scorra come deve.
Io ho dovuto reinventarmi. Ho pubblicato prima un libro con 4 racconti semi-brevi che ha avuto un ottimo successo e poi ho provato a scrivere Vipere e ulivi, ma la poca esperienza mi ha fatto perdere molto più tempo e costretto a rileggere innumerevoli volte ciò che avevo già scritto. È stato solo verso la seconda parte del libro che, con immensa pazienza, ho cominciato davvero a capirci qualcosa. Ho rallentato, anticipato la Struttura dei capitoli che dovevo ancora scrivere e rivisto di nuovo tutto, anche se la voce narrativa è rimasta la stessa. E comunque non è detto che questo sia un difetto.
Adesso vado liscio… come si suol dire. E devo ammettere che mi diverto molto più che in passato, perché specialmente nei dialoghi riesco davvero ad esprimere tutto il mio potenziale, che a sentire tutti coloro che mi hanno già letto, non dovrebbe essere proprio scarso.
10. Che tipo di lettore immagini per Vipere e ulivi? E con quale sensazione ti piacerebbe che arrivasse all’ultima pagina?
Secondo me leggere Vipere e ulivi ti restituisce la voglia di tenere un libro in mano, anche se discretamente consistente, e di spulciarlo, soffermandosi sulle situazioni a volte grottesche ma sempre possibili che ci sono rappresentate. La lettura, insomma, è quella leggera di un romanzo che sta tra un thriller a tinte mai del tutto fosche e un romanzo sociale, che ti fa amare il Salento e ti fa correre a preparare la valigia per venirci.
La sensazione che io credo quindi abbia il mio lettore alla fine è di soddisfazione, appagamento e, perfino, di gioia per aver vissuto, anche se solo su delle pagine, ciò che milioni di visitatori stanno godendo appieno realmente.
Mi piacerebbe quindi che all’ultima pagina dell’ultimo rigo uno dicesse: “Sì, Salento mio, ti amo e verrò a visitarti”. E di questo, naturalmente, un pizzico di merito sarebbe anche mio.
La «Trilogia del gatto»
Io sono tornato a scrivere a due mesi dalla fine di Vipere e ulivi che, e questo non lo sa nessuno perché non ne ho mai parlato, è inserito nella “TRILOGIA DEL GATTO”.
Il mio nuovo volume dovrebbe essere ultimato tra poco. Sarà sempre ambientato nel Salento (naturalmente), strutturalmente avrà fatto ancora qualche passo avanti rispetto al precedente, e avrà come co-protagonista un nuovo micio (o micia) con un diverso colore del pelo. Sarà anche più thriller, con soluzioni investigative a dir poco sorprendenti. Naturalmente chi lo comprerà, e spero che un po’ di gente ci sia, per apprezzarlo appieno dovrebbe comprare anche il precedente, cioè Vipere e ulivi.
Domanda lampo. Se dovessi descrivere Vipere e ulivi con tre parole quali sceglieresti?
Irriverente, Urticante e Anticonformista.
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