Valentina Marra: «Le mamme hanno bisogno di sentirsi dire: stai facendo bene»
Pedagogista e coordinatrice educativa, Valentina Marra racconta come l’ascolto delle madri sia diventato il libro Quello che le mamme non vogliono sentirsi dire!, tra solitudine, giudizio e sostegno.
TRA LE RIGHE | LE INTERVISTE AGLI AUTORI
Dall’ascolto quotidiano delle famiglie alla pagina scritta: Valentina Marra racconta il suo lavoro di pedagogista e il libro nato dalle parole delle madri.
«Mi sento sola». «Mi sento giudicata». «Ho paura di sbagliare». «Mi manco». Sono alcune delle frasi che Valentina Marra racconta di avere raccolto ascoltando le madri incontrate nel suo lavoro. Parole pronunciate sottovoce, spesso accompagnate dalla paura di non essere all’altezza di un’idea di maternità che lascia poco spazio alla fatica e alle contraddizioni.
Valentina Marra, classe 1994, è una pedagogista originaria del Salento. Dopo la laurea in Pedagogia dell’infanzia, conseguita nel 2016, ha completato il percorso magistrale in Progettazione e gestione dei processi formativi e, nel 2021, un master dedicato alle metodologie didattiche delle discipline filosofiche e umanistiche. Dal 2018 lavora come pedagogista e coordinatrice nei servizi per l’infanzia, promuovendo il benessere dei bambini, il lavoro dell’équipe educativa e il dialogo con le famiglie.
È da questa esperienza professionale, e non da una testimonianza personale di maternità, che nasce «Quello che le mamme non vogliono sentirsi dire!», pubblicato da Il Cielo nella Carta Edizioni. Un libro che prova a restituire dignità alle emozioni meno raccontate della maternità, senza trasformarle in un elenco di comportamenti giusti o sbagliati.
In questa conversazione Valentina racconta le voci che l’hanno accompagnata durante la scrittura, il peso delle aspettative sociali e il significato di un messaggio tanto semplice quanto necessario: «Stai facendo bene».
Valentina, partiamo da te: chi sei quando non sei l’autrice di «Quello che le mamme non vogliono sentirsi dire!»?
Quando non sono l’autrice, sono Valentina. Coordinatrice e pedagogista, quindi tutti i giorni sono in mezzo ai bambini e alle madri. Nella mia vita privata sono una ragazza semplice, che sbaglia e che cerco di fare del suo meglio. Scherzosa, poco silenziosa e che le annoia la monotonia.
Il titolo del tuo libro è diretto, quasi provocatorio. Perché hai scelto proprio queste parole e quali sono, secondo te, le cose che una mamma spesso non vuole – o non riesce – a sentirsi dire?
Ho scelto questo titolo perché le mamme sono stanche che qualcun altro dica a loro cosa devono fare. Sono stanche del giudizio e soprattutto dei consigli NON richiesti. La cosa che invece non riescono mai a sentirsi dire, e di cui avrebbero tanto bisogno è proprio questa: “STAI FACENDO BENE”.
Da quale esigenza personale o professionale è nato questo libro? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che era arrivato il momento di scriverlo?
È nato da un’esigenza professionale ma anche personalissima. Professionale perché da 10 anni che lavoro a contatto con le famiglie, ho riempito un quaderno intero di frasi che le mamme mi dicevano sottovoce, quasi vergognandosi.
“MI SENTO SOLA”
“MI SENTO GIUDICATA”
“HO PAURA DI SBAGLIARE”
“MI MANCO”.
E c’è stato un momento preciso. Ero in ufficio e una mamma mi ha detto: “Valentina, io mi sento sbagliata tutti i giorni”. E in quel momento ho capito che non bastava più dirglielo lì, tra noi, dovevo scriverlo. Dovevo scriverlo in grande, a caratteri cubitali, perché ogni mamma potesse leggerlo a casa quando si sente così. Dovevo scriverlo io, per tutte, che STATE FACENDO BENE.
Intorno alla maternità esiste ancora una narrazione molto idealizzata. Qual è l’aspetto dell’essere madre di cui, secondo te, si parla ancora troppo poco?
Essere madre è un’esperienza profondamente solitaria. Intorno alla maternità esiste ancora la narrazione da Mulino Bianco, che una mamma è sempre felice, grata e realizzata, e che soprattutto è la cosa più naturale al mondo. Di cosa non si parla mai? Che una mamma si può sentire sola anche con un bambino in braccio, 24 ore su 24, che può amare alla follia suo figlio e allo stesso tempo sentirsi imprigionata. Non si parla dell’ambivalenza. Ci hanno insegnato che o sei una brava mamma felice, o sei una cattiva mamma. Non ci hanno mai detto che puoi provare amore e rabbia nello stesso minuto e che è normale. Quando nasce un bambino, nasce anche una madre, ma muore anche un pezzo della donna di prima. E quel lutto nessuno te lo fa elaborare.
Nel libro hai scelto di affrontare argomenti che possono toccare corde molto intime. Quanto è stato difficile trovare un equilibrio tra sincerità, delicatezza e desiderio di essere realmente utile a chi legge?
È stato difficile, perché in ogni riga che scrivevo me la immaginavo letta da una mamma alle 3 di notte, mentre allatta, stanca, vulnerabile. Non volevo scrivere un manuale perfetto da pedagogista. Volevo scrivere da donna a donna, da fianco a fianco. L’equilibrio l’ho trovato così: non ho scritto quello che penso io, ma ho scritto quello che ho ascoltato. La sincerità è stato togliere il filtro da pedagogista. La delicatezza è stato non dire mai cosa è giusto e cosa è sbagliato. L’utilità è stata dare una frase sempre alla fine di ogni capitolo. Ho scritto ogni capitolo e poi mi sono chiesta: se lo leggesse una mamma che si sente sbagliata, si sentirebbe più leggera o più in colpa? Se la risposta era “in colpa” lo cancellavo e riscrivevo.
C’è una pagina, un passaggio o un concetto del libro che senti particolarmente tuo?
Sì, l’ultimo capitolo, l’ultimo paragrafo: “cara mamma…”. Perché nessuno chiede alla mamma come stai, o dove sei finita. Perché le mamme per amore si mettono da parte. Questa è la mia pagina preferita perché dice che: HAI IL DIRITTO DI MANCARTI. Hai il diritto di dire: OGGI MI MANCA LA DONNA CHE ERO PRIMA, e non per questo sei una cattiva madre, anzi.
A quale mamma vorresti che arrivasse questo libro? Se potessi immaginare una lettrice mentre apre la prima pagina, chi vedresti?
A quella mamma che sta sempre in silenzio, che su Instagram salva post su come essere calma, poi urla e si odia per due ore, che ha un gruppo WhatsApp di mamme dove danno consigli e lei si sente sbagliata. Suo marito lavora tanto, torna stanco, lei è stanca il doppio ma non lo dice. Scorre continuamente sui social e vede mamme perfette, chiude, piange e non sa il perché. Non le serve un manuale, di quelli ne ha già 10. Ecco, io ho scritto pensando a lei.
Vorresti che questo libro venisse letto soltanto dalle madri oppure pensi che possa essere importante anche per padri, educatori, familiari e per tutte le persone che stanno accanto a una mamma?
L’ho scritto partendo dalle madri, perché sono state loro a confidarmi il loro silenzio. Ma non l’ho scritto SOLO per le madri, l’ho scritto per chi sta accanto ad una madre. Vorrei che lo leggesse un padre per capire cosa non riesce a vedere, a un’educatrice per capire cosa c’è dietro ad un bambino, ad una nonna, una suocera, un’amica, per smettere di dire: MA DI COSA TI LAMENTI? E iniziare a dire: COME POSSO AIUTARTI? Se lo legge solo una madre, si sentirà meno sola, se lo legge chi le sta accanto, forse, non lo sarà più.
Se una donna, dopo aver letto il libro, venisse da te e ti dicesse «avevo bisogno che qualcuno me lo dicesse», quale sarebbe per te il significato più grande di quelle parole?
Se una donna venisse da me e mi dicesse “avevo bisogno di qualcuno che me lo dicesse”, vorrebbe dire che quel silenzio che ho sentito per mesi mentre scrivevo, era vero. Non ho scritto il libro per insegnare qualcosa, io non ho niente da insegnare ad una madre. L’ho scritto per farle dire una frase che non dice mai: ANCHE IO MI SENTO COSÌ.
Dopo «Quello che le mamme non vogliono sentirsi dire!», c’è un altro tema sul quale senti già il bisogno di scrivere?
Ad oggi preferisco concentrarmi su questo libro, perché deve arrivare a quante più mamme possibili. È ancora troppo silenzioso, e ha bisogno di fare rumore. Il prossimo? Chissà. Forse saranno per i padri, forse sarà per i figli. Ho già tante storie in testa che bussano.
Per chiudere, completa questa frase: «Ho scritto questo libro perché…»
Ho scritto questo libro perché mi sono stancata di sentire madri dirmi: “PENSAVO DI ESSERE L’UNICA”. Non sei l’unica, non lo sei mai stata.
«Quello che le mamme non vogliono sentirsi dire!» di Valentina Marra è pubblicato da Il Cielo nella Carta Edizioni.
Intervista a cura della redazione de Il Cielo nella Carta Edizioni · Tra le righe – Le interviste agli autori
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